Manifestazione Martedì 15 Settembre 2026 ore 20.30
Partenza dal parcheggio di Via Chiodi a San Lazzaro
Da anni diverse associazioni e una parte significativa della società civile si oppongono al progetto TAV così come è stato progettato a Vicenza. A supporto di questa contrarietà abbiamo portato motivazioni economiche, sanitarie, ambientali e sociali per le quali non abbiamo mai ottenuto risposte concrete.
Oggi vediamo le prime fasi di precantierizzazione portarsi dietro gravi danni ambientali e allarmanti criticità sanitarie, ultima la vicenda dell’amianto. Per questo non possiamo che ribadire a gran voce la nostra contrarietà a questo progetto e a un modo di procedere che troppo spesso sembra ignorare i diritti dei residenti, dei lavoratori e del territorio.
La demolizione all’aria aperta, con le ruspe, di edifici contenenti amianto, effettuata in pieno centro abitato e con operai senza adeguati dispositivi di protezione, rappresenta un fatto gravissimo e ci dice molto di come IRICAV2 stia affrontando l’impatto dei cantieri sulla salute della popolazione.
Quell’amianto era nell’aria che abbiamo respirato tutti. Le misurazioni effettuate a più di una settimana dalla demolizione, dopo giornate di pioggia, non possono cancellare quanto accaduto né attenuare la gravità di un comportamento che riteniamo negligente e irresponsabile. Quanto successo ha rappresentato un attentato alla salute pubblica che non può essere minimizzato o trattato come una semplice irregolarità.
Ancora una volta a vigilare è stata la cittadinanza e nessuna autorità, da ARPAV al Comune, ha saputo agire tempestivamente per capire l’entità del danno fatto, come se bastasse che ora, con mezzo tetto sbriciolato, vengano rimossi in sicurezza i tronconi rimasti sull’edificio.
Ci chiediamo inoltre dove fosse il Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS, cui competono le funzioni di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza.
Su quanto accaduto Italia Nostra e ISDE (Medici per l’Ambiente) hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo che vengano accertati i fatti, le eventuali violazioni delle norme e le relative responsabilità. Un passaggio necessario, perché quanto avvenuto non può essere archiviato come una semplice irregolarità o un incidente di percorso.
Viene spontanea una considerazione: dopo aver assistito a una gestione tanto negligente di un materiale notoriamente cancerogeno, cosa possiamo aspettarci rispetto all’utilizzo di PFAS negli acceleranti del cemento?
E cosa dobbiamo aspettarci dalla movimentazione della terra già contaminata dalle stesse sostanze, proprio nei luoghi in cui è stata trovata una falda inquinata al punto da rendere necessario rivedere le soluzioni previste per le fondazioni?
La letteratura scientifica dimostra ormai ampiamente la pericolosità dei PFAS che, al contrario dell’amianto, sono invisibili ad occhio nudo e per i quali il quadro normativo sull’utilizzo, la gestione e lo smaltimento, soprattutto per quanto riguarda i terreni, presenta ancora gravi lacune.
A queste criticità si aggiungono l’aumento del calore dovuto alla trasformazione del territorio, la movimentazione di terreni contaminati, l’esposizione alle polveri sottili generate dai cantieri e il rumore. Anche su questi aspetti vogliamo sapere quali soluzioni, quali controlli e quali garanzie siano previsti per la popolazione.
Dopo queste ultime vicende siamo sempre più convinti che debba essere revocato il contratto a IRICAV2, alla luce delle gravi inadempienze emerse e dei comportamenti in materia ambientale e sanitaria che hanno determinato una profonda perdita di fiducia da parte della popolazione.
Rispetto della normativa, trasparenza, responsabilità ed etica costituiscono presupposti imprescindibili per un’economia sana e per la vita stessa di una comunità.
Vogliamo che la cittadinanza sia messa realmente al corrente dei rischi e che la tutela della salute venga prima dell’avanzamento dei lavori.
Per questo chiediamo con chiarezza:
• Stop ai cantieri fino a quando non saranno garantite condizioni di piena sicurezza.
• Una seria Valutazione di Impatto Sanitario sui lotti 2 e 3 che tenga conto di amianto, PFAS, terreni e falde contaminate, polveri e rumore.
• Trasparenza totale su analisi, monitoraggi, dati e procedure adottate durante tutte le fasi dei lavori.
• Controllo civico permanente e l’istituzione di un canale diretto con il Comune e con gli enti preposti al controllo e alla tutela della salute pubblica.
• Revoca del contratto a IRICAV2, alla luce delle gravi inadempienze emerse e della perdita di fiducia della popolazione.
Ci aspettiamo che, dopo l’episodio dell’amianto, l’Amministrazione Comunale, l’ULSS e ARPAV siano disponibili a collaborare e ad assumersi fino in fondo il proprio ruolo nella tutela della cittadinanza, che riteniamo sia stata ancora una volta gravemente sottovalutata.
Prima la salute dei cantieri. Mobilitiamoci tutte e tutti.
I Boschi che Resistono
Italia Nostra sezione Vicenza
ISDE Medici per l’ambiente Vicenza
Civiltà del verde Vicenza
Comitato quartiere dei ferrovieri
Comunità vicentina per l’agroecologia
Legambiente Vicenza
Caracol Olol Jackson
Centro Sociale Juna
Rete zero PFAS Veneto
Pfasland
Rete gas vicentina

